Benvenuti a dunaferma

Questo gruppo raccoglie tutti coloro che sono rimasti su quella duna o che comunque sono a lei legati. La duna è quel posto magico che tu vivi come vuoi: moto, auto, a piedi o in barca. Il comune denominatore è libertà, avventura, natura, buona tavola e soprattutto buona compagnia.

 

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“Il proposito di raggiungere un polo geografico […] è un atto assolutamente astratto, antistorico. Come tale, non aggiunge nulla all’itinerario umano di conquista del pianeta, ma aggiunge qualcosa alla sua sempre più articolata volontà di astrazione. In senso storico, l’avventura ha cessato di esistere, verosimilmente, all’inizio di questo secolo […] L’avventura è un’immagine di copertina, una sorta di stemma, una figura araldica che vuole dire qualcosa d’altro […] L’uomo avventuroso è ciò che abbiamo smarrito, e che oscuramente si nasconde da qualche parte, e ostinatamente ci chiama: è l’uomo simbolico, che sa che non può fare alcun gesto, non può amare, mangiare, viaggiare, senza essere al centro di una trama di simboli. Possiamo ricordare quanto sia difficile, oggi, arrivare a questo nocciolo simbolico che non solo ci appartiene, ma ci definisce. E’ una sorta di esercizio ascetico, e forse oggi la ricerca dell’avventura è appunto una forma, forse ignara, di ascesi […] L’avventura può spogliarsi di qualsiasi connotato retorico o agonistico, ma non può rinunciare alla sua essenza misteriosa, il significato, il rito, il disegno araldico. Se vogliamo tornare ai paladini maestri di venture, possiamo dire che quale che sia il punto d’arrivo di qualsiasi scelta avventurosa, quel luogo, quel nome, nascondono un altro nome: quello che in altri, non conclusi tempi, si chiamò il Graal”.”Il proposito di raggiungere un polo geografico […] è un atto assolutamente astratto, antistorico. Come tale, non aggiunge nulla all’itinerario umano di conquista del pianeta, ma aggiunge qualcosa alla sua sempre più articolata volontà di astrazione. In senso storico, l’avventura ha cessato di esistere, verosimilmente, all’inizio di questo secolo […] L’avventura è un’immagine di copertina, una sorta di stemma, una figura araldica che vuole dire qualcosa d’altro […] L’uomo avventuroso è ciò che abbiamo smarrito, e che oscuramente si nasconde da qualche parte, e ostinatamente ci chiama: è l’uomo simbolico, che sa che non può fare alcun gesto, non può amare, mangiare, viaggiare, senza essere al centro di una trama di simboli. Possiamo ricordare quanto sia difficile, oggi, arrivare a questo nocciolo simbolico che non solo ci appartiene, ma ci definisce. E’ una sorta di esercizio ascetico, e forse oggi la ricerca dell’avventura è appunto una forma, forse ignara, di ascesi […] L’avventura può spogliarsi di qualsiasi connotato retorico o agonistico, ma non può rinunciare alla sua essenza misteriosa, il significato, il rito, il disegno araldico. Se vogliamo tornare ai paladini maestri di venture, possiamo dire che quale che sia il punto d’arrivo di qualsiasi scelta avventurosa, quel luogo, quel nome, nascondono un altro nome: quello che in altri, non conclusi tempi, si chiamò il Graal”.

 

G. Manganelli, Perché Fogar va contro la storia, in Corriere della Sera, 14 aprile 1982.