SoloTrek 2014: El Mida

Viaggiare nel deserto          -video- -foto- -foto PaoloTorri-

Un viaggio nel deserto è un viaggio nella vastità e nel silenzio, ma è soprattutto un viaggio in sé
stessi, tra gli spazi infiniti, i cieli notturni traforati da miliardi di stelle, la solitudine. Recita un
antico detto tuareg: “Dio ha creato paesi ricchi di acqua perché gli uomini ci vivano, i deserti perché
vi trovino la propria anima”.
La finalità di questo viaggio è da considerarsi quindi molto simile ad una escursione in
montagna dove la fatica, lo spirito di abnegazione e il raggiungimento della vetta
diventano il collante per il gruppo e la conoscenza di se stessi, aiutando a colmare
quel sottile divario che sempre divide l’anima e il corpo…..mai come nel deserto le
sensazioni, le emozioni e il “sentirci vivi” saranno esaltati spesso a tal punto da
diventare, una volta a casa, una dipendenza della quale non si può fare a meno.

Il deserto può esaltare le nostre sensazioni facendoci sentire estremamente minuscoli
come i granelli della sabbia che il vento muove continuamente o giganti consapevoli
di essere gli artefici creativi in questo mondo, semplicemente lasciando delle orme
sulla sabbia……
Ci sono stati momenti di sconforto alternati a momenti di euforia. La paura, quella ancestrale che spesso avvertiamo nelle nostre citta’ durante i temporali,  qui è
semplicemente legata al silenzio…

… il più assoluto silenzio.

Appunti di viaggio di Eugenio Del Ministro
Componenti del gruppo (oltre al sottoscritto)
-Pepe Vittorio
-Bernardini Alessandro
-Quiriconi Daniele
-Torri Paolo
-Moroni Luca
-Lopez Luigi
-Erario Beatrice
-Vettori Filippo
-Michelotti Emiliano

MERCOLEDI’ 19

Luigi e Luca sono partiti via mare con il pick up e due moto precedendoci all’oasi di Ksar
Ghilane.

VENERDI’ 21

Ritrovo alle 4 di mattina e partenza per Roma con due macchine. All’arrivo a Fiumicino
direzione Parking Go dove gentilmente ci fanno parcheggiare e altrettanto gentilmente e
senza nemmeno picchiarci ci portano al terminal.
Il volo è perfetto e in meno di un’ora atterriamo a Tunisi dove ci aspetta Mohamed (si
chiamano tutti così) con il pulmino noleggiato. Ci accoglie anche una collega di Alessandro e
Vittorio che si prenota per una visita in Italia proponendosi come ospite a casa di Vittorio, ma
lui argomentando alcune scuse puerili rifiuta di rendersi disponibile confessando di preferire
una visita di Mohamed.
Il trasferimento di circa 550/600 chilometri è piuttosto stancante soprattutto dopo che
usciamo dall’autostrada. Pasto veloce ad un’area di servizio dove alcuni di noi mangiano un
panino con vari tipi di salsa e tanta cipolla. Il panino ci tiene compagnia per qualche centinaio
di chilometri.
Gli ultimi 150 chilometri circa sono in pieno deserto, e 70/80 di questi sono praticamente
diritti e disseminati di dossi. La strada, tutta uguale e senza riferimenti laterali, il buio e le
condizioni del parabrezza mi rendono la guida un po’ difficoltosa e anche avventurosa. Ho
due occhi come quelli di una civetta. Nel tratto rettilineo Paolo ci fa giustamente notare che
ad ogni curva scopriamo un paesaggio nuovo….
Alle 19,30 circa, quindi con il favore delle tenebre, arriviamo all’oasi dove troviamo Luca e
Luigi che ci indicano il nostro camping e dove è sistemato il quartier generale “Duna Ferma”.
Non sono mai stato in un’oasi (me la immaginavo con una bozza d’acqua e qualche palma,
invece è un piccolo paese) e tornando dai servizi mi perdo subito.
La cena che ci viene servita è ottima e abbondante e tutti, tranne me, devono ingenti quantità
di vino appositamente portato dall’Italia e marcato Bernardini. Mi sento una mosca bianca.
Dopo cena incontriamo Boubaker, la nostra guida che domani in un punto stabilito allestirà il
campo in pieno deserto. La notte fa freddo, in tenda entra un vento tagliente, ma ogni
brandina e dotata di diverse coperte e tutti riposiamo bene. Unico inconveniente mi devo
alzare alle 4 per fare pipì, e invece di andare ai bagni, un po’ distanti, mi fermo, nel buio
totale, vicino ad una pianta. Sul finire dalla pianta sento un gran rumore di foglie pensando ad
un animale. Scappo terrorizzato ma sbaglio settore di tende e mi perdo per la seconda volta in
poche ore, vago per un po’ poi per un puro colpo di fortuna individuo la mia e tutto finisce
bene. La mattina spiego il fatto ad Alessandro chiedendogli che tipo di animali potessero
nascondersi fra quelle piante. Verificato dove avevo orinato mi spiega che dietro quelle
piante ci dormono i guardiani e forse quel rumore un po’ stizzito non era di un animale.

SABATO 22

Dopo colazione ci prepariamo per il primo giorno di camminata ed ognuno di noi mette nello
zaino il cibo per il pranzo. Sono leggermente emozionato.
Partenza in direzione del fortino di Ksar Ghilene, antico avamposto romano e poi ci
dirigiamo verso la collinetta “duna rossa” da noi così ribattezzata, dove è previsto il pranzo.
Il tragitto è bellissimo e per fortuna la sabbia è dura avendo piovuto pochi giorni prima. Non
so perché ma rimango sempre ultimo e anche staccato. Dopo essermi sentito una mosca
bianca oggi mi sento anche l’anello debole. Dopo circa 10 chilometri comincio anche ad
avvertire dei dolori preoccupanti ai piedi, all’inguine e alle spalle. La cosa mi infastidisce e
mi preoccupa.
Alessandro e Daniele hanno un passo non sostenibile, ma anche gli altri non scherzano,
pensavo di tenere almeno il passo di Emiliano che ha qualche anno più di me ma ex
maratoneta, o di Beatrice (unica donna del gruppo) ma mi devo rassegnare, sempre in coda.
Per fortuna che nelle zone piatte almeno all’orizzonte li vedo.
Prima di pranzo incontriamo Luca e Luigi che ci raggiungono in moto e poi continuano per la
loro strada. Raggiunta la collinetta mangiamo e ci diamo un’ora di riposo; ci voleva proprio.
Approfitto per prendere un Voltaren come dessert sperando mi scacci i dolori.
Ripartiamo in direzione piana di El Mida. Camminiamo tutto il pomeriggio scollinando vari
cordoni di dune e attraversiamo paesaggi fantastici. Il dolore persiste ma reggo sperando di
arrivare presto al campo dove arriviamo dopo le 18, a 9 ore dalla partenza, tra sofferenze un
po’ generali anche se non per tutti. Al campo, splendidamente allestito nel mezzo del deserto,
ci cambiamo e ci facciamo un aperitivo mentre Boubaker, sua moglie ed il cuoco ci
preparano la cena. Al campo troviamo anche Luca e Luigi che ci hanno preceduto ed hanno
sistemato le moto e lo striscione identificativo in cima ad una duna. Gli strumenti dicono che
abbiamo percorso 28,5 chilometri ma sembra che non tengano conto dei saliscendi, dopo
ampia discussione stabiliamo, in base alla strumentazione di Paolo, che ne abbiamo percorsi
32, io ne percepisco una cinquantina.
Cena ottima e abbondante con il pane cotto sul posto, poi ci prendiamo un tè intorno al fuoco.
Ad un certo punto avverto Boubaker che in lontananza si vede la luce di una Jeep e lui
effettivamente si allarma, ma poi tutto rientra quando ci accorgiamo che si trattava della luce
di Beatrice che era andata a fare i bisogni verso la periferia di Tripoli. Il cielo è meraviglioso,
Paolo e Alessandro e forse qualche altro, dimostrano di avere ampie conoscenze in
astronomia e riconoscono tantissime stelle ed alcune costellazioni, io non ci capisco nulla e
ascolto, altri non ci capiscono nulla ma danno indicazioni del tutto a caso.
Andiamo a dormire ma è comprensibile che in dieci in una tenda regni un po’ il caos.. e non
solo. Intorno alle 3/3,30 sembrava fosse l’ora concordata per ripartire, invece telepaticamente
siamo andati tutti o quasi a fare pipì. Poi tra un rumore e l’altro siamo tornati a letto fino alle
7, ora della sveglia. Beatrice dice che non ha dormito, ma quando siamo usciti tutti in piena
notte sembrava una mummia tanto che qualcuno per accertarsi che fosse calda e non cadavere
le ha toccato la fronte.. e non solo la fronte.

DOMENICA 23

Dopo la sveglia provo senza fare danni la moto di Luca e poi copiosa colazione e
preparazione per la partenza verso la montagnola di El Mida (ma non si era trovata ieri? Boh
comincio ad essere annebbiato). L’unico problema di un bivacco un mezzo al deserto è che
diventa un campo minato visto il deposito di bisogni indisciplinato che avviene in ordine
sparso, individuata la via di fuga partiamo. Stamani ho altri tipi di dolori e quindi Paolo, il
nostro medico, mi somministra un brufen che ha, per il momento, un effetto miracoloso.
Domani penso si passerà alla Morfina o direttamente alla soppressione sul posto.
Dopo circa 10 chilometri arriviamo a El Mida, dalla cui cima si gode di una vista mozzafiato.
Ci fermiamo e ci raggiungono Luigi e Luca con le moto. Beatrice che o beve o dorme, si
addormenta sul pendio della montagnola appoggiata su una serie di rocce taglienti in stile
fachiro. La sosta si prolunga un po’ anche perché viene posta una targa commemorativa alla
memoria del padre di Luigi che amava questi paesi anche per averci vissuto a lungo e, credo,
vero ispiratore di questo tipo di viaggi veramente unico che tutti almeno una volta
dovrebbero provare. Chi non lo prova non potrà mai capire cosa perde. Momento toccante.
Ripartiamo verso il campo tendato di Z’Mela che dista circa 12 chilometri. Percorsi 4/5
chilometri ci fermiamo per il pranzo all’ombra di un gruppo di ginestre poi ripartiamo in vista
di una doccia e di un bidet di cui tutti abbiamo estremo bisogno.
Il percorso residuo, circa 7/8 chilometri è molto faticoso, tutto dune è un continuo saliscendi.
Compare un nuovo dolore al ginocchio destro, molto forte soprattutto in discesa, a tratti me lo
sento bloccato e sono molto preoccupato. Cerco di resistere, il dolore è però forte e continuo.
Incrociamo per puro caso un cammelliere diretto come noi verso Z’mela che porta tre
dromedari. Sono due giorni che gli avvoltoi mi volteggiano minacciosi sulla testa
individuandomi come l’elemento debole che può capitolare da un momento all’altro, e anche
il cammelliere si accorge delle mie difficoltà e mi offre per TRE volte un passaggio gratis.
Per TRE volte rifiuto e penso che questo mi costa sicuramente tanta sofferenza e forse un
menisco. Non so come ho fatto, continuo ma il ginocchio mi fa sempre più male, l’ultimo
tratto è un calvario, comunque arriviamo e ci sistemiamo nelle tende. In piena confusione
mentale devo scegliere se dormire con Beatrice o con Emiliano e scelgo quest’ultimo. Niente
strani pensieri è solo che lui russa quasi quanto Vittorio. Facciamo la prima doccia dopo tre
giorni. Il campo è bello, attrezzato e pulito, va tutto bene ma ci sono due inconvenienti:
il bagaglio della Bea è andato perso, probabilmente cascato dal cassone del pick up di
Boubaker durante il trasferimento. Per fortuna la prende con filosofia, ma fra le altre cose
sono andati persi gli assorbenti che però le vengono prestati da un componente del gruppo
che li usa abitualmente ma che per motivi di privacy non sarà qui nominato. Inoltre si
contano i feriti, fra bolle ai piedi, dita e ginocchia doloranti siamo in tre a rischio, io Emiliano
e Filippo. Paolo ha un bel daffare a vederci tutti e prestare le cure del caso, io prendo un
Moment e mi metti diversi cerotti ai piedi. Mi preoccupa davvero il ginocchio che continua a
farmi male. Vedremo domani.
Aperitivo intorno al fuoco poi cena come al solito copiosa. Durante la cena ci viene
riconsegnato il bagaglio disperso che Boubaker è andato subito a cercare rifacendo il
percorso. Impensabile da noi. La Bea rende gli assorbenti presi in prestito e dopo aver fissato
l’ora per domattina tutti a letto.
Nottata perfetta, letti comodi e puliti, Emiliano stanotte non ha russato, grande dormita.

LUNEDI’ 24

Il risveglio è traumatico, non riesco a fare un passo dai dolori diffusi e in particolare da quelli
al ginocchio.
Tutti noi doloranti decidiamo comunque di partire (la direzione è l’oasi di partenza di Ksar) e
inconscio vado incontro alla mattinata più lunga di tutta la vita.
Dovrebbe essere un percorso meno impegnativo ma è comunque troppo per le mie
condizioni. Dopo pochi chilometri mi devo fermare e Paolo mi incide le bolle ai piedi che
cominciano a farmi parecchio male. Quando si riparte rimango presto da solo e cammino con
una sofferenza incredibile, vedo l’oasi all’orizzonte, ma so che mancano ancora 778
chilometri e più volte mi viene la tentazione di fermarmi e sdraiarmi fregandomene se
qualcuno verrà a cercarmi o no. Sono andato giù di testa. Trovo delle forze che non pensavo
di avere e continuo arrancando letteralmente. Dopo circa un’ora e mezzo il puntino che
vedevo in lontananza (Beatrice) diventa sempre piùvicino dato che si è soffermata a
scambiare quattro chiacchere in aramaico antico con un pastore di passaggio. Faccio cenno di
aspettarmi e sinceramente la compagnia mi è di conforto. Lamentandoci proseguiamo verso
l’ingresso dell’oasi, dove a circa 100/200 metri ci viene incontro Alessandro con la jeep e ci
carica sul cassone. Arriviamo alle tende e sono in condizioni pietose. Mangiamo e poi tutti
nella pozza di acqua calda dove in superficie galleggiano degli strani grumi di non si sa cosa.
Il dubbio è fra cacca di cammello o fondale smosso. Decidiamo per quest’ultimo e facciamo
un bel bagno gustandoci un tè alla menta che ci viene servito direttamente in acqua
utilizzando un tavolo rovesciato a mò di vassoio. Ci godiamo riposo e relax godendoci il sole
fino all’ora di cena quando dobbiamo consegnare i bagagli a Luigi e Luca che domattina
presto ripartono per l’Italia.
Riposandomi al sole e pensando che abbiamo percorso circa 80 chilometri in due giorni e
mezzo mi vengono due domande:
-cosa ci mette Alessandro nella sacca dell’acqua?
-cosa ci mette Emiliano nello zaino?
E poi, chi me l’ha fatto fare? Domanda girata anche alla Bea che nella vita fa la psicologa ma
che mi guarda con l’aria stranita classica di chi pensa “e io che cazzo ne so?”
Scherzi a parte esperienza bellissima, indispensabile e direi quasi irripetibile.
Alla sera consegnamo i bagagli che vengono caricati sul pick up e rimaniamo solo con lo
zaino, quindi si rende necessario tenere il minimo indispensabile; per motivi di spazio e di
scarsa organizzazione decido di mandare via il sacco a pelo non pensando che dovrò dormire
nei letti delle tende che saranno stati cambiati l’ultima volta intorno a Natale o giù di lì. Paolo
mi dà un’occhiata al ginocchio e propende per una infiammazione visto che non si è gonfiato,
quindi con un po’ di riposo dovrebbe passare.
Solita cena e passeggiata con tanto di tè consumato al Wi Fi Bar che spaccia un collegamento
internet inesistente.
Nottata quasi in bianco anche per causa dei vicini di tenda e sveglia alle 6,30.

MARTEDI’ 25

Colazione e salutiamo Ksar Ghilene destinazione Douz e poi Zafrana dove Alessandro,
Daniele Paolo e Vittorio effettuaniol’ultima tappa (facoltativa) di deserto bianco.
Io, Emiliano Beatrice e Filippo torniamo a Douz e posiamo i bagagli alla Maison de Voiager.
Sistemazione molto bella e confortevole dove abbiamo quattro camere doppie con bagno e
doccia, praticamente un lusso.
Giro in centro, ma prima visitiamo la porta del deserto e i cammellodromo, dove il 27
dicembre di ogni anno si svolge la tradizionale e internazionale corsa dei dromedari.
Io e Beatrice ci facciamo un tour di 30 minuti su due dromedari il cui proprietario ci dice,
senza convincerci, che ha partecipato e vinto la corsa del festival di dicembre.
Dopo visitiamo il suk per acquistare souvenir e mangiamo in un ristorante dove incontriamo
un italiano (toscano di Massa) che lavora qui da più di un anno senza nessun entusiasmo.
Intorno alle 15,30 rientrano i 4 podisti reduci e ora le camminate sono davvero finite.
Il resto del pomeriggio lo passiamo nel cortile della Maison mente alcuni vanno in centro per
acquisti. Seconda doccia calda da quando siamo partiti.
Cena alla maison dove viene consumata una quantità notevole di vino menre a me portano un
coca cola” piccola” in bottiglia di almeno 4 litri.
Dopo cena decidiamo di andare in un bar per un tè e per fumare il Narghilè. Troviamo il bar
dopo un paio di tentativi e veniamo serviti con due narghilé per otto persone in un locale
carino con i tavoli all’aperto. Il fumo fa il suo effetto, la serata è allegra e ci divertiamo da
matti. La Bea rimane talmente soddisfatta dal narghilé che decide di comprarlo, ma visto lo
spazio a disposizione (deve riportare anche un tappeto e una cucina componibile) viene
consigliata di rimediare con qualcosa di simile in un sexy shop nostrano, magari non fuma
ma…Vittorio causa il narghilè, causa la quantità di vino ma soprattutto causa la visione della
Bea che fuma dal bocchino dà preoccupanti segnali maniacali e appare abbastanza ingrifato,
ma tutto sommato riesce a contenersi.
L’unico leggermente in panne è il nostro dottore che presenta un tasso alcolico imbarazzante
e vaga alla ricerca di un angolino dove vomitare in tranquillità, quando ce ne andiamo siamo
tutti un po’ titubanti ma visto che lui sale davanti ci sentiamo sollevati e un po’ preoccupati
per Daniele che guida.
Ottima serata, abbiamo riso veramente tanto.
Arrivati alla maison ci buttiamo sul letto sperando di esserne accolti dolcemente, l’effetto è
invece contrario, nessun segnale di morbidezza, sono fatti di un materiale sconosciuto. Per
rendere l’idea è come il tuffo di Fantozzi nella piscina vuota.
La mattina intorno alle 5 facciamo conoscenza con il Muezzin che non la finisce più con la
sua preghiera, oltre tutto da molto vicino, e dopo poco mi induce ad alzarmi.

MERCOLEDI’ 26

Colazione e partenza alle 7,30. Viaggio di circa 500 chilometri di cui solo circa 200 di
autostrada. Viaggio lungo, arrivati a Tunisi Alessandro va a riconsegnare il pulmino mente
noi andiamo a visitare il suk. Lo strano è che ne usciamo sani e salvi e non ci rubano nulla.
Andiamo poi all’aeroporto e sbrigate le pratiche andiamo all’imbarco dove è annunciato un
ritardo di circa 30 minuti. La compagnia è un po’ afflosciata, come in ogni rientro. Speriamo
in un volo senza intoppi e che il personale del parcheggio di Roma gentilmente non chiuda
senza riconsegnarci le macchine. Atterriamo alle 20,30, ci ridanno cortesemente i nostri
mezzi e rientriamo intorno all’una passata. Ci salutiamo dandoci appuntamento per una cena
in cui verranno messe insieme le foto di tutti.
Concludo pensando che è stato un gran bel viaggio ed un’esperienza unica, sono stato bene in
questa compagnia e sono pronto a ripeterla magari in fuoristrada, ma non è detto che anche a
piedi la rifiuti.
Visto che questi appunti sono stati scritti in momenti di sofferenza e scarsa lucidità, e così
trascritti, saranno perdonati eventuali sfondoni e qualche errore di ortografia.
Mi preme ringraziare tutti per la compagnia, Luca e Luigi che ci hanno preceduto ai vari
campi facilitandoci nelle sistemazione e in tante piccole cose e tutti quelli che hanno
partecipato all’organizzazione di questo viaggio che è stato ripeto impeccabile.
Spero che nessuno si senta offeso per i toni scherzosi, non era assolutamente l’intenzione.
GIOVEDI’ 27
Il viaggio è finito, vado in ufficio ma basta pochissimo per rimpiangere i dolori le sofferenze
ma soprattutto le sensazioni e le emozioni dei giorni scorsi.
Quella di stamani è una realtà estrema, molto più del deserto, la vera sopravvivenza si impara
qui.
Quando si riparte?

video: